7agosto
Questa mattina ho deciso di alzarmi più tardi e di lasciare che gli altri partano prima di me.
Due sono i motivi: non abbiamo la stessa andatura, né i miei gusti e spesso le conversazioni sono difficili.
Uno di loro per altro è davvero razzista e francamente mi urta il sistema nervoso. Poi tutti non fanno altro che parlare dell’arrivo a Santiago e di cosa faranno dopo e a me sembra come voler accelerare le tappe.
Vi dico la verità: sono molto affaticata. Avrei bisogno di riposare in un letto comodo, di un bagno decente e tutto mio, di lenzuola pulite… Ho accumulato quasi 600 km (575 per l’esattezza) di stanchezza ed i miei piedi stanno cedendo. Ho voglia di rivedere Elisabetta e Francesco che mi mancano.
Il percorso di oggi non è particolarmente lungo (23km) ma è faticoso per via dei saliscendi e dell’acqua che devo portarmi dietro visto che non ci sono fonti.
Sarà per via della stanchezza o del buio che manco (anche oggi) il bivio e così mi ritrovo a scendere quando la mia mappa parlava di salire! Dopo circa 2km di stradina secondaria arriva una macchina, mi supera ed accosta.
Me la faccio sotto perché sono soka, al semi-buio e la sera prima si parlava di due ragazze sconparse sul Cammino a marzo.
Scende un uomo sulla cinquantina ed io rimango pietrificata: qui son dolori, dove scappo? L’uomo inizia a parlare in spagnolo ma io, completamente nel pallone, non lo sento neanche.
Poi…finalmente scende dall’auto un pellegrino italiano (altri due erano in auto) che aveva sbagliato pure lui e mi offrono un passaggio fino al bivio mancato!
Mi riprendo dalla strizza, mi rincuoro pensando di non essere stata l’unica cretina ad aver sbagliato strada, giuro a ne stessa di non partire più prima delle 6.30 se sono sola, ed ho tre nuovi compagni di viaggio oggi.
Provvidenza? Fortuna? Fato? Fate voi. Io dico che per oggi la mia doae di “culo” l’ho già avuta! 🙂
L’arrivo a Samos è spettacolare.
Dall’alto si vede il monastero benedettino del VI secolo ed il paesello tutto intorno.
Ci piazziamo nell’albergue attiguo al monastero che altro non è che una unica stanza, stile camerata militare, con letti a castello per 50 persone e dei bagni orrendi. Niente wifi ovviamente, niente lavadora y secadora (lavatrice e asciugatrice) che mi servirebbe perché il mio zaino inizia a puzzare!
Riesco a fare l’ultimo giro guidato del monastero e lì conosco altri pellegrini: 6 persone tra i 40 e i 60 anni che avevo già visto ieri.
Decidiamo di prendere insieme la Benedizione del Pellegrino cantata dai monaci e poi di trovare un posto per cenare.
Alle 22 rigorosamente tutti a letto perché l’hospitaleros-comandante chiude il portone e spegne le luci.
Nota positiva: domattina prima delle 7 non ci fa uscire (signor sì signore) e finalmente posso dormire almeno fino alle 6.15!!!!

